Ripasso: la promessa di cambiamento

Nato da un prodotto quotidiano come il Valpolicella, il Ripasso si è elevato a tal punto da posizionarsi a metà tra un Amarone e un Valpolicella Superiore. La sua storia rispecchia a tratti quella della maggior parte dei suoi degustatori. Dentro di sé porta tradizione, cultura e cambiamenti.

 

La sua, come la nostra, è una storia di evoluzione e di crescita. Il Ripasso non è un vino come gli altri. Non viene prodotto con un vitigno, ma con una tipologia di lavoro particolare, realizzata in cantina da tempo immemore.
Prima degli anni ’60, quando ancora la denominazione di origine controllata non esisteva, il Ripasso era una sorta di vino della rinascita. Prodotto con il succo rimasto nella botte, godeva di una seconda vita fermentando sulle bucce appassite di un vino più buono come il Recioto.
Il Ripasso unisce storia e modernità, diventando il prodotto che più si avvicina alle aspettative attuali di tanti consumatori. Ma non è la prima volta che il suo fascino incanta gli appassionati.
Durante gli anni ’90, mentre la Disney invadeva il mercato con i suoi cartoni, Beverly Hills 90210 segnava un’epoca ed il singolo One consacrava gli U2, anche il Ripasso entrava nella speciale classifica dei vini più trend, diventando letteralmente un fenomeno di moda e affermandosi come trend nei maggiori mercati.

Il Ripasso Valpolicella Classico Superiore doc ha un’anima elegante e un carattere tradizionale, che gli permettono di trovare il suo perfetto equilibrio fra il Valpolicella classico e l’Amarone. È un vino che porta dentro di sé il passaggio dalla povertà alla ricchezza, un percorso che lo rende il nuovo protagonista a casa o per una cena fra amici.
Assicura struttura, complessità aromatica, completezza restando accessibile da ogni punto di vista.
Un patrimonio della saggezza contadina ora rivalutato come vino di grande attualità.

Il Ripasso è un vino nato dell’astuzia contadina, come elemento di economia circolare (allora si chiamava molto più semplicemente “saggezza”). I mezzadri producevano il vino dolce Recioto per i padroni delle terre, ma poi potevano tenere le vinacce, una volta finito il processo di fermentazione.
Queste vinacce venivano fatte rifermentare con la tecnica del “ripassare” il vino base che producevano per il loro sostentamento famigliare. Aggiungendo il mosto sulle vinacce ricche di zuccheri, si otteneva un vino più robusto e calorico, una fonte di energia alimentare importante per le famiglie.

L’avvento della DOC Valpolicella, con il decreto-legge del 1968, ne ha portato poi la trasformazione fino al disciplinare definitivo del 2010. E se in quell’anno Federer si aggiudicava il quarto Australian Open, il Ripasso sostituiva le vinacce di partenza, restando però fedele alla sua tradizionale tecnica da cui porta il nome. Oggi infatti si scelgono due dei vini più nobili e storici della Valpolicella. Si prende il Valpolicella Superiore e lo si mette sulle vinacce più buone dell’Amarone, ed ecco che la qualità sale a quella che contraddistingue il Ripasso.
Se l’Amarone continua ad essere un vino icona, il Valpolicella Ripasso riscuote e gode i maggiori successi commerciali grazie anche all’ottimo rapporto qualità\prezzo.
Il legame tra questi due vini resta molto forte, non solo per la produzione del Ripasso, che è direttamente collegata a quella dell’Amarone, ma anche perché sono entrambi realizzati con le migliori uve autoctone della Valpolicella: Corvina, Corvinone e Rondinella.

 

L’eleganza del Ripasso non rimane solo nella sua storia, ma la si può trovare anche nel colore che lo definisce: quel rosso rubino intenso e luminoso, ricco e intensamente fruttato, con tannini morbidi e
setosi e una lunga persistenza.
Il periodo di affinamento in grandi botti di legno di Slavonia per il Tommasi Ripasso Valpolicella Classico Superiore doc dura circa 18 mesi e il suo metodo di produzione è un vanto per la famiglia Tommasi, divenutane uno dei principali ambasciatori nel mondo e meritando negli anni sempre ottimi riconoscimenti.
In particolare l’annata in commercio, la 2017, ha meritato diversi riconoscimenti: 93 punti da James Suckling, 91 da Vinous e Falstaff e 90 per Decanter e Meininger’s.
Al di là dei punteggi, è tra i vini che maggiormente raccomandiamo per assicurarsi un’ottima figura sia come ospiti sia come padroni di casa.

di Giulia Taviani - Tommasi