Francesca Saglimbeni de L’Arena intervista il presidente di Tommasi Family Estates, Dario Tommasi.
Il gruppo è tra i sostenitori del progetto 67 Colonne, volto a rafforzare il rapporto tra Fondazione Arena con la città di Verona ed il suo territorio.

“I nostri tesori sono unici al mondo e Verona deve essere una città aperta. Va tutelato il dialogo tra arte e impresa”.

Ci sono imprenditori per i quali conservare l’eredità e l’identità di un prodotto e cercare di portarlo in ogni epoca ai massimi livelli è sinonimo di cura del territorio stesso. E in qualche modo della comunità tutta. Specie quando si tratta di aziende agricole per le quali il legame con la terra (in senso stretto) è ancora più embrionale. La scaligera Tommasi (viticoltori dal 1902) è una di queste.

Non è allora difficile comprendere come l’idea lanciata da Fondazione Arena di mettere assieme una filiera di soggetti imprenditoriali a sostegno dell’Opera, quale eccellenza del territorio al pari di ogni altro bene o servizio, sia stata accolta dalla famiglia di viticoltori più longeva di Verona, come un qualcosa di esattamente speculare alla propria, medesima visione di appartenenza a un territorio. Verona può vantare tesori culturali senza pari nel mondo, come l’Arena e le maestose produzioni liriche che vi prendono vita, invidiateci da ogni angolo del pianeta. Assistere a un’opera all’interno dell’anfiteatro è un’esperienza che lascia un’impronta indelebile nella memoria di chiunque vi partecipi. Tuttavia, questo patrimonio ha sempre bisogno di essere sostenuto e preservato e questo è un dovere collettivo che riguarda tutto ciò che rende Verona una città vibrante, aperta e multiculturale. Il pericolo di una chiusura verso l’esterno e di un arresto della crescita è, infatti, sempre in agguato, spiega Dario Tommasi, presidente del Gruppo Tommasi Family Estates.

“Il patrimonio culturale va tutelato e protetto. Un impegno che deve coinvolgere tutti i cittadini…Le 67 colonne è un progetto che deve crescere di anno in anno, noi lo facciamo tutti i giorni con i nostri vini…”

Il progetto 67 colonne per l’Arena ha dunque aperto un importante dialogo costante tra la cultura e il mondo imprenditoriale?

Sì, un dialogo tra arte e le eccellenze del territorio, che è cruciale per alimentare l’economia locale. Questa sinergia porta beneficio non solo a settori chiave come il turismo e la ristorazione, ma anche ad altri ambiti commerciali. Una città culturalmente vivace e prospera è inoltre una città che offre opportunità per tutti, contribuendo al benessere dell’intera comunità.

Un impegno che avete assunto sin dalla prima edizione e che sta proseguendo.

Certamente, quando sposiamo una causa la portiamo avanti con convinzione e impegno negli anni. Solo garantendo continuità e dedizione si può far crescere e migliorare un progetto, noi lo facciamo tutti i giorni anche con le nostre vigne e i nostri vini.

Oggi assistiamo al paradosso per cui, da un lato, paiono non esserci più confini, dall’altro, si sta ripresentando l’esigenza di rivendicare delle “identità” nazionali, cosa significa per voi appartenere a un territorio?

Come accennato, significa mantenere la città aperta e con attività culturali interessanti, che possano generare flussi turistici e benessere economico. Che non vuol dire snaturarsi o non esaltare le proprie peculiarità o identità specifiche. La nostra azienda ha ad esempio otto tenute in sette regioni italiane, dal Veneto all’Oltrepo pavese, passando per Montalcino e la Maremma Toscana, fino al meridione con la Puglia, la Basilicata e nuovi progetti sia in Umbria che sull’Etna in Sicilia. Dirle quale sia il territorio più bello è impossibile. L’Italia è l’unico Paese al mondo in grado di offrire una così vasta varietà di tradizioni, arte, cultura e bellezza. In ogni tenuta il nostro impegno è volto a garantire ed esaltare le peculiarità specifiche, le caratteristiche originali, che rendono unico e speciale ogni territorio ed ogni vino che produciamo.

Le vostre radici e la storia del la famiglia Tommasi appartengono da generazioni, più nello specifico, alla comunità della Valpolicella.

Si, sono radicate più propriamente nella terra di Pedemonte, cui siamo strettamente legati, viviamo ancora tutti (e siamo tanti) in questo piccolo paese e siamo da sempre attivi in diverse attività della comunità, dalla parrocchia alla polisportiva. Ci sono due caratteristiche tipiche che confermano la nostra appartenenza al dna veneto, se cosi vogliamo chiamarlo: innanzitutto la Famiglia e poi il Lavoro. La famiglia è per noi non solo una matassa di legami e di vincoli d’affetto, quanto un’inesauribile risorsa che dà senso e significato allo sforzo di ciascuno ed all’avvicendarsi delle generazioni. E il lavoro è ciò di cui è intrisa tutta la nostra storia. Un lavoro duro, sodo, diretto e continuo, perché, noi siamo prima di tutto contadini, da generazioni e per mentalità e attitudine, quindi prudenti, laboriosi, concreti e sinceri.

Qual è il suo personale rapporto con l’Arena e con l’Opera?

Quando ero molto giovane e andavo alla Camera di Commercio per verificare con la telescrivente se c’erano ordini dall’estero, vedevo sin dal mattino la gente in coda per entrare ad assistere alle rappresentazioni in Arena. Mi chiedevo se un giorno avrei fatto anche io quella stessa fila.. Negli anni ho avuto la fortuna di partecipare ad esperienze uniche e oggi, addirittura, oggi, mi arriva no gli inviti come ospite d’onore! L’Arena e l’Opera appassionano anche il resto della famiglia Tommasi e da sempre assistiamo alle rappresentazioni del festival lirico, anzi, quando abbiamo ospiti i nostri clienti, anche dall’estero, li invitiamo sempre in Arena e sono entusiasti! E dunque un onore essere parte del progetto 67 Colonne e sostenere il patrimonio comune dell’Arena e dell’Opera, che è di tutti i veronesi.

Francesca Saglimbeni, Il progetto 67colonne,Tommasi Family Estates. L’intervista al Presidente del gruppo Dario Tommasi, Verona, L’Arena, 3 marzo 2024.

Vedi articolo PDF.