TOMMASI NATURAE, il percorso ecosostenibile della famiglia della Valpolicella

Meno fertilizzanti e meno insetticidi, irrigazione a goccia, bottiglie più leggere, tappi bio, recupero dell’acqua e risparmio dell’energia: così la cantina rende ecosostenibile l’intera filiera del vino e crea un modello.

 

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Il 2 Marzo Giancarlo Tommasi ha presentato la linea dei vini biologici Tommasi Naturae e Capra e Cavoli a Milano.

Tommasi Naturae non punta ad essere soltanto una generica ispirazione green, ma una filosofia a 360 gradi a cui uniformare l’intera organizzazione aziendale, dalla vigna all’etichetta. Già Civiltà del Bere e Il Golosario ne hanno parlato.

«È un percorso per produrre vini di qualità, avendo cura e rispetto dell’ambiente ma anche delle persone che lavorano con noi – spiega Giancarlo Tommasi, enologo – Molte cose già le facevamo, senza bisogno di certificazioni: abbiamo voluto metterle a sistema ed estenderle nelle nostre tenute. Il nostro desiderio è quello di coltivare la terra in modo lasciare un posto migliore per le generazioni future, perché ne possano godere e perciò vogliamo mantenere un approccio rispettoso della terra.

Promuoviamo la gestione sostenibile delle risorse naturali, terra, aria e acqua, e crediamo in metodi equilibrati e integrati. Abbiamo sviluppato un modello per la viticoltura sostenibile, che ci permette di produrre vini dai nostri vigneti in un modo che sia ecologicamente responsabile ed economicamente sostenibile, contribuendo a garantire un futuro a lungo termine della produzione di vini di alta qualità»

Scopri tutto il percoso Tommasi Naturae 

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Tenute di proprietà che si estendono da nord a sud per un totale di 570 ettari, dalla Valpolicella, passando per l’Oltrepò, e poi in Toscana a Montalcino ed in Maremma e poi al sud in Basilicata ed in Puglia.

Tommasi Naturae abbraccia tutte e 5 cinque le regioni e si traduce per ora in 4 vini 100% biologici da 3 regioni: un bianco ed un rosso dalla Maremma e poi 2 perle dal sud, il Primitivo e l’Aglianico del Vulture di Paternoster (è della scorsa estate la sigla della joint venture).

 

Tommasi Naturae va il al di là di questo, avendo cura di ogni processo della filiera di produzione.

 

Si comincia tra i vigneti: sistemi di monitoraggio dei parametri climatici (precipitazioni, temperatura, umidità) e modelli di previsione per evitare i trattamenti inutili; speciali atomizzatori per spruzzare le sostanze solo dove necessario; irrigazione a goccia direttamente sulle radici, per limitare dispersione e dilavamento. Tra i filari vengono lasciate crescere erbe e leguminose: la biodiversità favorisce il recupero del terreno e attira ragni ed acari benefici, che predano quelli nocivi.

Meno fertilizzanti ed insetticidi, si sfalciano una volta di più le erbacce, poi lasciate a marcire sul posto, come concime naturale. Si adotta la “confusione sessuale”: equivalenti sintetici dei feromoni vengono spruzzati nell’aria, disorientando i maschi al punto da non individuare più le femmine.

 

Si passa in cantina: con le vasche di fermentazione all’interno ed ambienti di invecchiamento a dieci metri sottoterra, per sfruttare la naturale stabilità termica del sottosuolo e “risparmiare” sul condizionamento e mantenendo stabile l’umidità relativa. Si sfruttano poi pannelli solari per la produzione dell’energia e impianti di recupero dell’acqua.

Si conclude con le confezioni: bottiglie di vetro del 30% più leggere rispetto ai modelli tradizionali, tappi di sughero da querce anch’esse coltivate bio, etichette e imballi di carta e cartone certificati Fsc, garanzia internazionale di utilizzo sostenibile delle foreste.

 

Ed ovviamente c’è il vino 100% biologico prodotto con estrema cura ed attenzione come sempre, selezionando le migliori uve per un pubblico sempre più attento ai consumi, alle modalità di confezionamento ed al rispetto per l’ambiente.

Consumatori attenti non solo in Italia dove il “BIO” non è più solo una tendenza, ma spesso una filosofia di vita, ma soprattutto all’estero. I Paesi del Nord Europa hanno sempre avuto un’attenzione particolare all’ambiente anche oltreoceano, dove Canada e Stati Uniti fanno da traino a questo segmento di mercato chiedendo specificamente ad esempio bottiglie leggere ed imballi totalmente riciclabili.

 

Nonostante i tre milioni di bottiglie complessive e 28 milioni di euro di fatturato nel 2016, Tommasi ha nel carnet già quattro vini prodotti con uve 100% biologiche ed il programma vuol andare al di là di questo restando orgogliosamente un’impresa esclusivamente familiare e leader del Made in Italy di eccellenza avendo cura e rispetto delle risorse per le generazioni future.